Nuovo CAD 2016E’ stato pubblicato nella GU del 14 settembre il D.lgs 26 agosto 2016 n. 179 recante Modifiche ed integrazioni al Codice dell’Amministrazione Digitale in materia di riorganizzazione delle amministrazioni pubbliche. Il decreto è già in vigore dal 15 settembre (il giorno dopo la pubblicazione)

Il decreto, atteso da mesi,  sostanzialmente aggiorna il percorso per digitalizzare le Pubbliche Amministrazioni, recependo le ultime direttive europee e dando indicazioni di metodo e modalità per trasformare i processi, ma soprattutto per trasformare l’interazione tra il cittadino e la pubblica amministrazione.

Entro quattro mesi dall’entrata in vigore del nuovo Codice, ovvero entro il 14 gennaio 2017, dovrà essere emanato e adottato un decreto ministeriale di coordinamento con le attuali regole tecniche, che restano dunque efficaci. Fino all’adozione del predetto nuovo decreto, l’obbligo per le amministrazioni pubbliche di adeguare i propri sistemi di gestione informatica dei documenti, di cui all’articolo 17 del decreto del DPCM 13 novembre 2014, rimane sospeso salva la facoltà per le amministrazioni di adeguarsi anteriormente. In altri termini, slitta a gennaio 2017 l’obbligo del passaggio al “digitale totale” previsto per lo scorso 12 agosto.

Una riforma attesa da mesi e che deve il suo ritardo per aver dovuto attendere i pareri del Consiglio di Stato e del Garante per la Privacy. La riforma è anche arrivata sul tavolo delle commissioni parlamentari, che hanno raccolto commenti e proposte per il miglioramento del testo. Dal lavoro della I Commissione è uscito un parere lungo ed articolato in trentasei punti. Non tutte le raccomandazioni ad oggi risultano recepite dalla Riforma che comunque si conferma molto importante, soprattutto perché si conferma che le pubbliche amministrazioni dovranno abbandonare processi e strumenti utilizzati da decenni per passare a procedimenti totalmente digitali, diversi e dei quali la conoscenza e l’abitudine all’uso è scarsa per molti dipendenti. Inoltre, la Riforma è importante perché il nuovo CAD recepisce le normative comunitarie, e in particolare il regolamento eIDAS che ha dettato indicazioni precise in materia di firme e sigilli elettronici.

Ecco le principali altre novità.

Domicilio digitale
La digitalizzazione dei rapporti tra cittadini e PA si fonda sul domicilio digitale, definito nell’articolo 1 come l’indirizzo di posta elettronica certificata o altro servizio di recapito certificato qualificato secondo le norme eIDAS, che consente la prova al momento della ricezione. L’articolo 3-bis riconosce ai cittadini la possibilità di indicare al Comune di residenza un domicilio digitale come canale esclusivo di comunicazione con l’amministrazione.

Identità Digitale – SPID
Il nuovo CAD “incorona” il sistema SPID e precisa meglio la funzione dell’identità digitale: identità delle persone fisiche, e identità delle imprese attraverso le persone fisiche legali rappresentanti. Attraverso SPID sarà anche possibile accedere ai servizi ed inviare comunicazioni tramite il domicilio digitale.
Il nuovo CAD apre le porte anche nuovi gestori con un capitale sociale inferiore a 5.000.000. Tali soggetti, però, potranno erogare livelli di servizio inferiori a quello “massimo” prestato dagli attuali gestori di SPID: TIM, Poste e Infocert.

PEC e domicilio digitale
Diversamente da quanto previsto per i soggetti giuridici (PPAA, imprese e professionisti) la PEC non è un obbligo per i cittadini ma un domicilio digitale sarà comunque messo a disposizione sull’Anagrafe Nazionale della Popolazione Residente (ANPR), secondo le modalità che saranno individuate con apposito decreto ministeriale.

Moneta elettronica
Il nuovo CAD stabilisce  che le PPAA sono obbligate ad accettare, tramite la piattaforma messa a disposizione da AgID (PagoPA), i pagamenti spettanti a qualsiasi titolo attraverso sistemi di pagamento elettronico, ivi inclusi, per i micro-pagamenti, quelli basati sull’uso del credito telefonico. Di fatto la “moneta elettronica” è destinata a diventare il principale strumento di pagamento delle pubbliche amministrazioni.

Commissario all’Agenda Digitale
Il Presidente del Consiglio dei ministri, in sede di prima attuazione del presente decreto, può nominare, per un periodo non superiore a tre anni, con proprio decreto, un Commissario straordinario per l’attuazione dell’Agenda digitale, che si potrà sostituire alle amministrazioni competenti per adottare i provvedimenti necessari per l’attuazione degli obiettivi.

DigitaleNoProblem adeguato al nuovo CAD