Il 22 aprile 2020 è stato condotto un interessante webinar sull’evoluzione del Piano Nazionale Anticorruzione (PNA) 2019 e la sua gestione, in semplicità e nel rispetto della norma, da parte delle aziende pubbliche e delle partecipate. Il webinar nasce dalla partnership in atto tra Arancia-ICT, Maps e RGroup per la promozione sul territorio siciliano della soluzione GZOOM, strumento per la gestione integrata della compliance (Mappatura Processi, Anticorruzione, 231, Antiriciclaggio, GDPR).  Al webinar hanno partecipato esponenti di numerose PPAA siciliane.

La normativa italiana per la prevenzione della corruzione

La Convenzione ONU e altre Convenzioni predisposte da organizzazioni internazionali (es. OCSE e Consiglio d’Europa) promuovono, presso gli Stati che le firmano e ratificano, come l’Italia, l’adozione di misure di carattere preventivo del rischio del verificarsi dei fenomeni corruttivi accanto a misure di rafforzamento dell’efficacia della repressione penale della corruzione.

Con la legge n. 190 del 6 novembre 2012, la cosiddetta “Legge Severino”, l’ordinamento italiano si è orientato verso un sistema di prevenzione della corruzione la cui strategia d’implementazione si articola su due livelli, centrale-nazionale e decentrato localmente.

A livello nazionale, si basa sul Piano nazionale anticorruzione (PNA) adottato dall’ANAC, a livello decentrato, ossia per ciascuna amministrazione, sui Piani triennali di prevenzione della corruzione e della Trasparenza (PTPCT), elaborati sulla base del PNA.

Perno del nuovo sistema di prevenzione è la creazione, per la prima volta nel nostro ordinamento, di un organismo amministrativo anticorruzione: l’Autorità nazionale anticorruzione (ANAC).

Il PNA 2019: le novità

Sulla base del primo PNA, il PNA 2013, e con il successivo aggiornamento nel PNA 2015, ogni amministrazione pubblica ha definito un proprio Piano Triennale della Prevenzione della Corruzione e della Trasparenza contenente l’analisi su quattro Aree obbligatorie dell’amministrazione, la valutazione dei rischi specifici di corruzione per queste aree e, conseguentemente, gli interventi organizzativi volti a prevenirli.

Con l’introduzione del PNA 2019, l’ANAC ha deciso di intraprendere un percorso nuovo: rivedere e consolidare in un unico atto di indirizzo tutte le indicazioni fornite fino ad oggi, integrandole con orientamenti maturati nel corso del tempo e oggetto di appositi atti regolatori. L’obiettivo è di rendere il PNA uno strumento di lavoro utile per chi, a vari livelli, è chiamato a sviluppare ed attuare le misure di prevenzione della corruzione.

Tutti gli aggiornamenti del PNA 2019 confluiscono in un nuovo documento allegato al Piano, l’Allegato 1, e forniscono le indicazioni metodologiche per la gestione del rischio corruttivo, che va così ad aggiornare, integrare e sostituire le indicazioni fornite nel PNA 2013 e nell’aggiornamento PNA 2015.

Nello specifico, si richiede all’amministrazione la conduzione di una fase di “analisi del rischio” che non si limiti alle quattro Aree definite nei precedenti PNA ma che analizzi l’ambiente esterno ed interno, ossia analizzi le potenziali pressioni e criticità provenienti dal contesto esterno e interno all’organizzazione e che, per ogni Area di rischio individuata, se ne definiscano e mappino i processi, le fasi e le attività che le costituiscono.

“L’obiettivo è che l’intera attività svolta dall’amministrazione venga gradualmente esaminata al fine di identificare aree che, in ragione della natura e delle peculiarità dell’attività stessa, risultino potenzialmente esposte a rischi corruttivi” (cfr. ANAC – All1 PNA 2019, “La mappatura dei processi”, pg.11).

Individuate e classificate le Aree a maggior fattore di rischio, secondo il PNA 2019, deve essere condotta l’associazione al singolo processo, fase o attività di:

  • uno o più rischi corruttivi e dei fattori abilitanti della corruzione;
  • misure per la prevenzione e il monitoraggio del rischio corruttivo.

Oltre alle novità introdotte per la fase di “analisi del rischio”, il PNA 2019 introduce importanti novità anche per la fase di “valutazione del rischio”. Propone, infatti, di applicare una matrice del rischio che si basi su un approccio di tipo qualitativo (un esempio di scala di misurazione è: alto, medio, basso) in cui ogni misurazione deve essere adeguatamente associata ad una motivazione alla luce dei dati e delle evidenze raccolte dai soggetti coinvolti nell’analisi.

Dalla misurazione dei singoli indicatori si dovrà pervenire ad una valutazione complessiva del livello di esposizione al rischio. Il valore complessivo ha lo scopo di fornire una misurazione sintetica del livello di rischio associabile all’oggetto di analisi (processo/attività o evento rischioso).

In ambito di “trattamento del rischio”, con l’aggiornamento del PNA, si chiede alle amministrazioni di non “limitarsi a proporre delle misure astratte o generali, ma progettare l’attuazione di misure specifiche e puntuali e prevedere scadenze ragionevoli coerenti con priorità rilevate e con le risorse disponibili.

L’assenza di misure specifiche che agiscono in maniera puntuale su specifici rischi individuati in fase di valutazione del rischio, rappresenta da sempre un punto di debolezza di molti Piani che può essere superato solo con l’individuazione di misure calzanti ai rischi dell’organizzazione.

Infine, è interessante, anche l’aggiornamento in merito alla “fase di monitoraggio” sia dell’attuazione che dell’idoneità ed efficacia delle misure di trattamento del rischio. Le indicazioni in tal senso sono inerenti all’opportunità di ricorrere all’autovalutazione da parte dei responsabili degli uffici soltanto nelle aree in cui il rischio di corruzione è più basso, mentre nelle aree a più alto rischio, questa modalità deve essere utilizzata in combinazione con l’azione di monitoraggio svolta dal RPC (Responsabile della Prevenzione della Corruzione) o da organi indipendenti rispetto all’attività da verificare.

Il modulo Anticorruzione della soluzione Gzoom

Perché utilizzare un software come Gzoom per la redazione di un Piano triennale di prevenzione della corruzione e della Trasparenza (PTPCT)? Non basta un semplice file Excel?

Assolutamente no! E ci sono svariate motivazione a supporto di questo no. La soluzione, infatti:

  • si basa sulla mappatura dell’intera organizzazione dell’Ente e sul relativo organigramma, e per ciascun elemento dell’organizzazione (ufficio, area, dipartimento) richiede la definizione del rischio e relativi dei parametri di monitoraggio e controllo;
  • agevola la comunicazione tra le varie strutture e i soggetti coinvolti nella redazione del piano;
  • consente la definizione di vari ruoli per i soggetti coinvolti che determinano diversi livelli di visibilità delle informazioni;
  • permette la definizione di “percorsi approvativi” del Piano;
  • facilita la gestione di una notevole quantità di dati, come quelli richiesti per la redazione di un PTPCT;
  • consente di mantenere traccia negli anni delle evoluzioni subite dal PTPCT;
  • fornisce dei cataloghi già compilati di “rischi”, “fattori abilitanti” e “misure”;
  • consente l’applicazione di modelli quantitativi, qualitativi o misti per la fase di valutazione del rischio (ANAC suggerisce l’approccio qualitativo, ma consente, per un periodo transitorio, anche l’utilizzo degli altri approcci);
  • consente un’agevole “fase di monitoraggio” evidenziando gli stati d’avanzamento delle misure adottate.

Il modulo Gzoom Anticorruzione, quindi, non solo è in grado di supportare il processo di Prevenzione della corruzione, rispettando perfettamente la metodologia proposta dal PNA 2019, ma può anche fornire ipotesi alternative di calcolo del rischio corruttivo.

Propone un modello flessibile che, attraverso un’analisi ragionata dell’ambiente esterno e interno all’organizzazione, è in grado di adattarsi e recepire i diversi PTPCT oltre che collegarsi alla struttura organizzativa dell’amministrazione, coinvolgendo i Dirigenti responsabili dei processi considerati a rischio e producendo un’analisi dell’andamento dei rischi nel tempo.

Il modulo Anticorruzione Gzoom si pone dunque come una valida soluzione per la gestione del rischio corruttivo così da preservare il VALORE creato dall’ente

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